Storia del JUDO

Il Judo nasce ad opera di un uomo di grande intelligenza e di grande cultura, Jigoro Kano (1860-1938), il quale intravide nelle arti marziali dei validissimi metodi educativi, capaci di dare all'uomo un equilibrio psichico e una prestanza fisica eccezionali. Jigoro Kano non era molto grande di statura e da giovane era spesso vittima delle angherie dei ragazzi più grandi di lui. Questi avvenimenti lo spinsero ad avvicinarsi al mondo delle arti marziali, in particolare egli si interessò ad un metodo di lotta insegnato da molti maestri del tardo periodo feudale chiamato Jujitsu. Purtroppo Jigoro nacque a cavallo dell'inizio dell'era Meiji, epoca in cui avvenne un enorme cambiamento nella società giapponese. Difatti in brevissimo tempo a causa della restaurazione Meiji sparì la società feudale, dominata dalla casta dei samurai. Sotto il governo imperiale le classi dei commercianti, contadini, artigiani ed i samurai raggiunsero una posizione di eguaglianza, ma molti di questi ultimi non riuscirono ad adattarsi alla nuova società pacifica. Quei samurai che ai tempi dello shogun seguivano gli affari del loro padrone divennero abili commercianti, ma la maggior parte di loro finirono in miseria o dovettero ridurre le loro arti a spettacoli da saltinbanchi. Chi insegnava arti marziali era messo in cattiva luce, e possiamo comprendere i motivi per cui il desiderio di apprenderle di Jigoro Kano incontrò il parere sfavorevole del padre. Nel 1877 Jigoro e il suo servitore Tsunejiro Tomita si trasferirono a Tokio per proseguire gli studi presso la facoltà di lettere, e finalmente, lontano dal controllo paterno, potè realizzare il suo sogno. Iniziò lo studio del Jujitsu con il maestro Hakinosuke Fukuda della scuola Tenshin-shinyo ed in seguito venne in contatto con tutte le altre scuole di jujitsu rimaste, fra le quali ebbe grande importanza la scuola di Kito del maestro Tsunetoshi Iikubo il quale, quando fu ancora in vita, lasciò in eredità a Jigoro i manoscritti della scuola. Jigoro Kano divenne molto abile in queste arti ma non si sentiva pienamente soddisfatto: sebbene l'insegnamento datogli fosse di grande valore ed il risultato di una profonda ricerca e di una lunga esperienza, esso non si basava su un principio onnipresente, ma si trattava di un elenco di espedienti o di invenzioni dei singoli maestri. Questa considerazione lo portò a compiere degli studi approfonditi che lo portarono a formulare questa conclusione: "..qualunque sia l'obbiettivo, che sia colpire un certo punto o lanciare l'avversario in questa o quell'altra direzione, vi deve essere un principio onnipresente che governa l'intero campo, e questo principio è: il più alto ed il più efficiente uso dell'energia sia fisica che mentale finalizzato al raggiungimento di un certo definito scopo o mira." Jigoro Kano studiò ancora tutte le tecniche che gli furono insegnate, selezionò quelle che erano concordi con questo principio, eliminò quelle che non lo erano e ne inserì di nuove traendo spunto anche da altri tipi di lotta. Formulò così un nuovo metodo che chiamò Judo, che significa "via della flessibilità". Questo nome fu scelto dal fondatore per differenziare questa arte da quella del Jujitsu, ma sopratutto per indicare che il judo è una via da percorrere, applicandone i principi per progredire non solo come combattenti ma anche come uomini.